Caffè (rospe)

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rospe | 18-VII-2011
 

Per poco che conti una giornata non inizia senza i riti. Per prima cosa le abluzioni, scarsi lavacri e rapidi che ci portano davanti il quesito: barba? No, oggi no, come ieri.
Un caffè.

Per strada incontri l’ex compagno di scuola, ora odioso esponente del partito dei benmantenuti. Con non curanza passa una mano tra i capelli. Si sono fatti radi: i tuoi sono volati via qualche autunno fa. «Posso offrirti qualcosa?», «Un caffè». Offre lui, paghi tu.

Davanti all’ufficio postale: chiuso. Cartello appeso. L’hanno lasciato girato dal lato sbagliato. Aspetto. Aspetto quindici minuti insieme ad altri curiosi. Nessuno si ricorda più del fascio di raccomandate che tiene sotto il braccio: tutti vogliono sapere che c’è scritto sul cartello. Altri dieci, altri dieci, altri dieci, altri curiosi. Poi si fa largo l’impiegato: scusate, scusate. Entra, fa sparire il cartello. Ma noi gli siamo subito addosso e prima di mettere a ferro e fuoco i locali ci togliamo la curiosità: “Pausa caffè”.

Discutiamo ancora. È segno che l’intesa si può ricostruire. Basta smussare gli spigoli (che fioriscono ovunque). Il nostro corpo è retoricamente una piaga: i segni dell’intesa sono lividi. La riunione si protrae oltre i punti all’ordine del giorno. Finito il tempo si chiudono i lavori rassettando le carte. Nessuna decisione presa, ma il referto presenta un sicuro sigillo ufficiale: l’orma rotonda e slabbrata di una tazzina da caffè.

Aspetto. È in ritardo ma aspetterò. Il barista fa finta di essere spazientito e continua a spintonare il camerierino. Ogni quarto d'ora, quest'ultimo imbarazzato si ripresenta… si gira verso il collega anziano e poi: «Gradisce qualcosa?», «Un caffè». Al termine non l’aspetto più. E sono nervoso senza quasi sapere il perché: piscio, mancia e vaffan…

Finisco sul divano davanti a una pista erbosa di hokey scandinavo o quel che è. Lei agita la caffettiera vuota, ed eloquente, ma non capisco comunque. Cambio canale e un leone ruggisce in technicolor sbiadito. “Tu, tu”. La cosa potrebbe prendere una piega pericolosa, ma non ho chiaro che voglia da me. Provo a indirizzarle contro il telecomando: senza nutrire grandi speranze, a dire il vero. Invece lei si gira e se ne va.

Di notte guardo fisso il soffitto.

 
 
• Chiacchiere di caffè | (c) rospe 2011
 
 
• La bottega del caffè | (c) rospe 199?
 
 
• Confusione (tecnica mista al caffè) | (c) rospe 2008
 
tutte le immagini che accompagnano questo testo sono di rospe (c) 2011
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