Nuvole/aquilone (rospe)

link

:duepunti.org scritture/forme/suggestioni

:duepunti edizioni

rospe in frantumi controblog

rospe in frantumi su anobii

tre razzi rossi: lanci e propellente

carte da decifrare dai taccuini teatrali di Rosario Tedesco

blogLAB la scrittura che cambia al tempo di Internet

rospe | 11-I-2010
 
A volte penso che l’unico scopo dell’aquilone sia dimostrare l’inconfutabilità dell’esperienza di Brown, Charlie Brown, per l’esattezza. Il volo come tentativo di liberazione, di superamento della gravità a cui l’uomo è confinato. Non è un caso che per molte civiltà tribali (per es. i nativi del Borneo) la prima esperienza con l’uomo civilizzato, bianco e decisamente infelice, sia coincisa con la formulazione dell’ipotesi che si trattasse di una specie di grosso pollo implume… e per questo commestibile, se dovutamente trattato. Il volo è l’estremo tentativo di fuga, sia quando questa è aspirazione a una salvezza materiale (vedi voli internazionali, direzione Hammamet), sia quando scorciatoia per il giudizio finale (si veda: finestra, grattacelo, Wall Street, bancarotta, asfalto).
Ultimo afflato mistico di anima inscatolata, razionalizzata, addomesticata, brandizzata perfino nei sogni. Volo/libertà. Tentativo, che poi si conclude con un frettoloso ritorno all’ordine, che gli dèi e gli psicanalisti hanno voluto spiegarci per bene facendone fare le spese al povero Icaro. Infinite volte in picchiata, infinite volte a contemplare quella metafora di carta leggera impigliata e straziata dai rami adunchi di un alberello scheletrico.
 
   
         
   
         
   
 
Nuvole. Sono in loro compagnia, sono a casa loro. Rinchiuso nella carlinga di quello che potrebbe essere l’ultimo posto/scatola in cui sono stato vivo. I pensieri che si possono registrare in questi momenti sono necessariamente sfuggenti. La tentazione ad essere nostalgici ne è conseguenza. Si tratta di un tipo di narcosi autoindotta che predispone alla disperazione (in caso di sciagura comunicata per interfono dal pilota), o all’assopimento (sempre se non reso impossibile a causa della presenza di scolaresche). Le nuvole ci accolgono e ci traghettano. Mai state più vicine, anche se abbiamo intrapreso il nostro percorso di dipendenza e assuefazione molti anni prima, e a quote decisamente inferiori. La finestra che dava sul giardino di Villa M. era il mio osservatorio preferito. Disponevo di cinque ore al giorno per dedicarmi alla mia perlustrazione di ogni singolo centimetro offertomi da quello scorcio di cielo su cui si stendevano, diradavano e ammassavano piccoli filamenti bianchi di vapore acqueo. Nuvole. Come allora, mi aspetto che mi riportino a casa.
 
tutte le fotografie di questo cotributo sono di rospe (c) 2009
entra a dare un'occhiata