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link :duepunti.org scritture/forme/suggestioni tre razzi rossi: lanci e propellente |
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| A volte penso
che lunico scopo dellaquilone sia dimostrare linconfutabilità
dellesperienza di Brown, Charlie Brown, per lesattezza. Il
volo come tentativo di liberazione, di superamento della gravità
a cui luomo è confinato. Non è un caso che per molte
civiltà tribali (per es. i nativi del Borneo) la prima esperienza
con luomo civilizzato, bianco e decisamente infelice, sia coincisa
con la formulazione dellipotesi che si trattasse di una specie di
grosso pollo implume
e per questo commestibile, se dovutamente trattato.
Il volo è lestremo tentativo di fuga, sia quando questa è
aspirazione a una salvezza materiale (vedi voli internazionali, direzione
Hammamet), sia quando scorciatoia per il giudizio finale (si veda: finestra,
grattacelo, Wall Street, bancarotta, asfalto). Ultimo afflato mistico di anima inscatolata, razionalizzata, addomesticata, brandizzata perfino nei sogni. Volo/libertà. Tentativo, che poi si conclude con un frettoloso ritorno allordine, che gli dèi e gli psicanalisti hanno voluto spiegarci per bene facendone fare le spese al povero Icaro. Infinite volte in picchiata, infinite volte a contemplare quella metafora di carta leggera impigliata e straziata dai rami adunchi di un alberello scheletrico. |
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| Nuvole. Sono in loro compagnia, sono a casa loro. Rinchiuso nella carlinga di quello che potrebbe essere lultimo posto/scatola in cui sono stato vivo. I pensieri che si possono registrare in questi momenti sono necessariamente sfuggenti. La tentazione ad essere nostalgici ne è conseguenza. Si tratta di un tipo di narcosi autoindotta che predispone alla disperazione (in caso di sciagura comunicata per interfono dal pilota), o allassopimento (sempre se non reso impossibile a causa della presenza di scolaresche). Le nuvole ci accolgono e ci traghettano. Mai state più vicine, anche se abbiamo intrapreso il nostro percorso di dipendenza e assuefazione molti anni prima, e a quote decisamente inferiori. La finestra che dava sul giardino di Villa M. era il mio osservatorio preferito. Disponevo di cinque ore al giorno per dedicarmi alla mia perlustrazione di ogni singolo centimetro offertomi da quello scorcio di cielo su cui si stendevano, diradavano e ammassavano piccoli filamenti bianchi di vapore acqueo. Nuvole. Come allora, mi aspetto che mi riportino a casa. | |||||||||||||||||||||||||